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| Titolo: |
il mio amico comunista |
| Il mio amico comunista (Cosmo de La Fuente) Malgrado il freddo dicembrino quella giornata del 1978 era cominciata bene, mi ero alzato alle 6.45 come ogni mattina ed ero arrivato a scuola con un po’ di anticipo come di mia abitudine. Com’era diversa la vita in Venezuela, pensai, il freddo non si sa cosa sia. Ero infatti da poco arrivato in Italia, mio padre dopo anni di lavoro all’estero aveva deciso di rientrare in Italia, non riusciva a starne lontano e noi figli ci eravamo rassegnati, avevamo salutato per sempre il paese dov’eravamo nati e cresciuti. Quel giorno conobbi Tony, mi sembrò un tipo a posto e malgrado non parlassi ancora un italiano correttissimo mi avvicinai a lui e commentai qualcosa circa un lavoro che ci aveva assegnato un insegnante. Da quel giorno diventammo amici, presi a frequentare la sua casa e lui la mia, scoprii che sua madre e la mia erano nate in due paesi della Campania a pochi km di distanza l’uno dall’altro. Studiavamo insieme, il sabato e la domenica uscivamo, lungi da noi discorsi di tipo politico e quant’altro che potesse in qualche modo nuocere il normale andamento della nostra amicizia, anche perché non m’interessavo proprio a queste cose. Un giorno però Tony mi telefonò a casa e mi chiese di vederci al solito bar a metà strada, dov’eravamo soliti incontrarci. Capii che c’era qualcosa che non andava, la sua voce aveva toni inquietanti e durante il tragitto in autobus pensai che il mio amico aveva qualcosa che lo preoccupava e avrei fatto di tutto per aiutarlo. Arrivai al bar e lo vidi già seduto a un tavolino, mi sedetti anch’io e lui guardando fisso il posacenere cominciò a parlare così: - Carlos…sono imbarazzato devo dirti qualcosa che non vorrei dire, ma sono costretto. Mio padre non vuole che io abbia a che fare con te – Mi sentii un tuffo al cuore e nell’incredulità non riuscii a dire niente ma dalla mia bocca uscì solo la parola ‘perché’. Tony continuò: - mio padre dice che tu appartieni a una famiglia di capitalisti, del tipo filo-americana e dice anche che tuo padre è titolare di un’azienda, mentre lui è un povero operaio attivista di sinistra, di quelli che partecipano alle manifestazioni contro il potere capitalista, ai picchetti, agli scioperi, ecc. ecc. quindi non può accettare che io sia amico tuo – A quel punto replicai e gli dissi che mio padre era sempre stato un operaio, che era emigrato in cerca di fortuna e che se era riuscito a fare qualcosa gli era costato anni di sacrifici all’estero e lontananza dal suo paese natio e che qui la sua azienda era solo qualcosa di piccolo con pochi dipendenti…niente di più. A nulla servirono le mie spiegazioni, la nostra amicizia era stata rovinata dalla politica questa sconosciuta, da qualcosa di cui io non mi ero mai occupato. Imparai ad odiare questo modo di fare e da quel giorno cominciai a guardarmi intorno e conobbi simpatizzanti di sinistra e simpatizzanti di destra. Potei constatare che il Comunista doc, quello che andava in giro con l’eschimo, la borsetta fatta all’uncinetto e che sedersi a terra era il suo massimo concetto di aggregazione, arricchito al massimo da una canna in compagnia, per intenderci, era posseduto da un’invidia lacerante rivolta a tutto quello che intorno a lui aveva una funzione attiva ed emancipata. Ancora oggi è così, il comunista è attaccato al vecchiume, ma non nelle tradizioni e usanze che anch’io apprezzo, ma nei concetti che servono solo a inceppare il complicato funzionamento dei rapporti sociali. Il comunista tipo ha sempre da scaricare la colpa a qualcuno se qualcosa nella sua vita non va, non utilizza il suo tempo a rinnovarsi bensì lo perde a odiare chi invece si fa il mazzo per raggiungere obiettivi di rilievo nel campo professionale. Riduce tutto alla parola ‘capitalista’. E’ esperto nel linguaggio subdolo, si attacca alle caratteristiche fisiche delle persone che hanno pensieri politici e sociali diversi dai suoi per deriderle, e conclude il discorso definendoti un fascista. Troppo comodo. Non si tira su le maniche, per lui è più semplice sparlare di tutti dal suo anemico punto di osservazione e adora auto commiserarsi e addossare le colpe dei suoi fallimenti a tutti tranne che a sé stesso. Il suo male è proprio questo, non è capace di edificare nulla, si crogiola nel cumulo di macerie che egli stesso ha procurato con fare autolesionista dice che il suo paese è marcio, che i capitalisti hanno rovinato la società, che l’America è la sede di tutto il male nel mondo, e bla bla bla. Dopo qualche anno di esperienze varie ho capito che il Comunismo è una specie di virus degradante che, oltre ad autoledersi (il che è un bene) danneggia anche gli altri, è un virus che rallenta il normale andamento della vita di tutti i giorni come i virus nel web rallentano i computers…si proprio i computers simbolo della modernizzazione tecnologica dei nostri tempi. Forse preferite ancora gli emanuensi. Il Comunismo è morto e sepolto e la nostra società ha bisogno di operatività, lavoro professionale, investimenti anche da parte degli industriali per aumentare il lavoro. L’Italia non può e non deve retrocedere a cento anni fa. Vorrei soltanto dire a quanti, dopo aver letto il mio precedente intervento dal titolo ‘italiani…popolo autodistruttore’, mi hanno accusato di capitalismo e di avere chissà quali affari nel mondo, che di affari purtroppo non ne ho, che il mio mestiere e fin troppo noto, facile da scoprire, che non sono un capitalista e che se avessi affari per il mondo starei solo lavorando e non commetterei niente di male e magari potrei offrire del lavoro ad altri. Continuo a dire che apprezzo Silvio Berlusconi perché modernizza e rende laboriosa un Italia che merita di stare tra i paesi industrializzati nel mondo. Cari comunisti interrompete quello sguardo misto tra compassione a sufficienza, non sentitevi sempre così intelligenti, non siate presuntuosi, invidiosi, taccagni, egoisti e miseri. Adoperatevi a migliorare la nostra società, il Comunismo è roba del passato…per fortuna! Dal giorno in cui il mio amico mi fece questo discorso cominciai a odiare il vostro modo di pensare e di confrontarvi con gli altri, questo stupido modo di fare che tradotto in linguaggio di tutti i giorni significa il nulla.
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| Aggiunto il: |
23 January 2005 |
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